
“…innamorata s’abbandonava a quel piacere la lucerna maligna e invidiosa, quasi volesse toccare e baciare anch’essa quel corpo così bello, lasciò cadere dall’orlo del lucignolo sulla spalla destra del dio una goccia d’olio ardente. Ohimè audace e temeraria lucerna indegna intermediaria d’amore, proprio il dio d’ogni fuoco tu osasti bruciare quando fu certo un amante ad inventarti per godersi più a lungo, anche di notte il suo desiderio.
“Balzò su il dio sentendosi scottare e vedendo oltraggiata e tradita la sua fiducia, senza dire parola, d’un volo si sottrasse ai baci e alle carezze dell’infelicissima sposa. “Psiche però, nell’attimo in cui egli spiccò il volo, riuscì ad afferrarsi con tutte e due le mani alla sua gamba destra e a restarvi attaccata, inerte peso, compagna del suo altissimo volo fra le nubi, finché, stremata, non si lasciò cadere al suolo. “Ma il dio innamorato non ebbe cuore di lasciarla così distesa a terra e volò su un vicino cipresso e dal ramo più alto con voce grave e turbata così le parlò: “’Oh, troppo ingenua Psiche, mia madre, Venere, mi aveva ordinato di farti innamorare del più abbietto, dell’ultimo degli uomini e a lui darti in isposa; io invece le ho disubbidito e son volato a te per essere io stesso il tuo amante: stata una leggerezza, lo so, e mi sono ferito con il mio stesso dardo, io, famosissimo arciere, e ti ho fatto mia sposa perché tu, pensandomi un mostro, mi troncassi col ferro questo capo che reca due occhi innamorati di te.
“’Eppure quante volte ti ho detto di stare in guardia, con che cuore ti ho sempre ammonita. Ma quelle tue brave consigliere presto faranno i conti con me per i loro suggerimenti funesti; quanto a te, basterà la mia fuga a punirti.’ E con queste parole aperse le ali e si levò nel cielo”. (tratto da Lucio Apuleio – LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE – traduzione di Nunzio Castaldi)
Un bellissimo racconto di Psiche una meravigliosa ragazza. Tanto bella da destare l’invidia degli Dei. Così invidiosi da inviare il dio dell’amore Eros affinchè questa fanciulla s’innamori dell’uomo più brutto dell’universo. Peccato che sia Eros ad innamorarsi di lei. Al punto da rapirla e farla prigioniera nel suo castello. La notte i due si accendono di folle amore. Eros però non vuole che lei lo veda in volto. Il dio dell’amore l’aveva però avvertita che tale bramosia sarebbe costata tutto. Psiche, istigata a violare questa regola, approfitta del sonno di Eros e accende una lampada per guardare il suo amante. Olio bollente cade sul corpo del dio che fugge. Psiche paga il suo desiderio. Poi però la storia ha un buon fine.
A volte siamo colti da qualcosa di estremamente bello e pulito. Passionale e unico nel suo genere. Qualcosa che controlliamo con difficoltà e che ci estranea da ogni contesto. E la ricerca della comprensione è la cosa più sbagliata che ci possa essere. Cercar di capire cosa si è o come si può esistere. Voler comprendere fino in fondo un mistero che ancora oggi è sconosciuto: l’amore. La storiella mitologica di Eros e Psiche ha una metafora chiara. Il voler comprendere più chiaramente quel qualcosa di così straordinario nella coppia, entrare in profondità nel nucleo del fenomeno che si sta vivendo non è poi così buono. Voler dare dei connotati per forza a qualcosa che chiede solo di essere vissuto per quello che è e che vive di sentimento allo stato puro senza razionalità alla fine porta al rischio di veder scomparire questo stato sublime! Si spera poi nell’intervento di un dio superiore che mosso a compassione possa riavvicinare i cuori sofferenti.






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