
…l’ho capito da ragazzino quando mio padre mi portò al vecchio stadio di Marassi (quello con i comodissimi gradoni di cemento in gradinata) a vedere nel 1956 Genoa – Fiorentina.
La squadra viola stava vincendo a mani basse il campionato imbattuta. Il Genoa, con una straordinaria partita, vinse tre a unoed io lo vidi piangere e non era il solo. Mi disse: “Sono quei colori che ti fanno piangere nelle vittorie e nelle sconfitte. Oggi sono lacrime di gioia”.E venne l’anno della serie C, il 1971, e li vidi le cocenti lacrime della sconfitta.. E insieme alle lacrime venne una dichiarazione dettatadal passare degli anni e dal troppo amore: “Non posso più andare allo stadio. Il cuore. Questo Genoa mi fa troppo soffrire”.
Ma seguiva le partite del Grifo attaccato alla radiolina e noi a preoccuparci perché eran più le delusioni che le gioie.
Quando entrò in ospedale nel 1982 ormai alla fine dei suoi giorni il Genoa giocava le sue ultime disperate carte di salvezza a Napoli. Era morente ma lucido e mi chiese il risultato. Il Genoa stava perdendo e sarebbe retrocesso in serie B. Mentendo spudoratamente gli dissi che la partita era finita uno ad uno e che si era salvato. Non dimenticherò mai le sue lacrime e poi la serenità del sorriso: “Ghe l’emmo faeta” riuscì a dire. Morì serenamente il giorno dopo ma nel frattempo castellini e Faccenda rimediarono alla mia bugia forse per intercessione di San Gennaro e San Giovanni Battista e magari anche San Giorgio e finì davvero uno ad uno.
E oggi 2007 a festeggiare in piazza De Ferrari la rinascita del Grifo, del Genoa, del Vecchio Balordo, c’è mio figlio con suo figlio mentre io e lo spirito di mio padre, con gli occhi velati da lacrime gioiose, li osserviamo in TV immersi in un mare rosso blu genovese e celeste napoletano.
(di Sergio Marini)



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