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E’ uno di quei giorni che non si inseriscono in una settimana normale, umana. Semplicemente perché non esiste se non nel mio particolare orologio del tempo dove le giornate non sono tutte uguali. Alcune hanno 12 ore, altre 32. Settimane di otto giorni: lunedì/luna, martedì/marte, mercoledì/mercurio, giovedì/giove, venerdì/venere, sabato/saturno, domenica/sole e infine netturdì/nettuno. Questo è il giorno jolly. Quello che si colloca a piacere. Spesso invece si propone senza essere invitato. Peccato però che non slittino gli altri giorni. Netturdì si sostituisce al giorno normale. E così vivi la tua ottomana. E’ sempre un giorno di riflessioni. Quante domande il netterdì. Quante domande percorrono le strade della mente. Certi pensieri sfrecciano come dei Porche e altri invece rispettano i limiti di velocità. Sono come quelle auto che ti precedono e che vanno talmente piano che impari a memoria i numeri e la pubblicità della targa. Sono i pensieri che analizzi.Analizzare. Questa parola è come una password nella mia testa. Arrivano dei pensieri e.. plint!! Compare la finestrella: prego inserire la pwd. La parola è analizzare. Una volta inserita sei obbligato a scandagliare la questione sino a sfibrarla in ogni suo componente. E’ come il biglietto che ritiri al casello autostradale. Se lo dimentichi paghi dal punto più lontano (e ringrazio la resistenza partigiana perché se tutto rimaneva come il 1933 in Italia il punto più distante era Tripoli). Guai a non analizzare qualcosa. Se non lo fai sicuramente trascurerai qualcosa. Qualcosa di particolare e fondamentale e lo paghi alla fine. Se invece analizzi prendi coscienza di cose che ti responsabilizzeranno e andrai quasi certamente in crisi. Comunque sempre meglio di quelli che usano il telepass. Non riflettono nulla di ciò che pensano.Sarà la parola che già mi agita un po’: analizzare. Anal-izzare. Dà l’idea di prenderlo in quel posto. Per me è impossibile non anal-izzare.Ora non fraintendere!! Parlo di pensieri. Il netturdì analizzo. Mi sento aperto come il Bar Motta che fa turni assurdi (a dir la verità non l’ho mai visto aperto). A volte tornavamo dalla discoteca alle 4 e si faceva colazione al Bar Motta alle 5. Ed era aperto dalla mattina prima. Tutti i giorni. Comunque mi sento aperto. Non escludo nulla. Decido di vivere. Non mi basta esistere. Penso che in molti esistano ma non vivano.Decido quindi di ascoltarmi, volermi bene, gettarmi a capofitto sulle cose, aprirmi a nuove esperienze. Intendo dire cose naturali ovvio. L’esperienza di accertarmi che la legge di gravità sia reale o no non mi interessa. Vivere ogni cosa con mente più aperta, senza paranoie, senza tremila calcoli e senza dover rendere conto a nessuno. Decido quindi di essere il mio migliore amico. Quello che ti dice sempre la cosa giusta, quello che ha sempre i consigli migliori, quello che pensa e che alla fine devi dire “avevi ragione”. Ma mi sono sempre chiesto una cosa. Se siamo sempre divisi in due tra cuore e mente, chi siamo noi? Chi è il mio migliore amico? Il cuore? La mente?Se dovessi valutare quante volte non ho ascoltato quello che mi diceva la testa direi che l’amico in questione è proprio lei: la testa. L’amico testa in effetti è quello che non ascolto mai. Decido quindi di ascoltarlo. E conoscendolo mi fa strano che mi dica ultimamente ‘Vivi. Vivi ogni momento, ogni istante come se fosse l’ultimo’. Proprio a me che sono un paranoico pessimista. Allora faccio un patto con me stesso: se lui è l’amico mente vien di per sé pensare che io sono il cuore. O no? Beh.. li farò incontrare. Già immagino l’incontro:
-Ciao, sei tu che non ascolta mai?
-Ciao, si sono io. Ma sai com’è..tu dall’alto della testa vedi tutto in superficie. Io da dentro vedo l’altezza, lo spessore e la profondità delle cose.-Si vero. Ma da qui hai un’altra prospettiva. Vedi lontano. Puoi far scelte lungimiranti.
-Uhm..senti facciamo una cosa. Siccome tra i due ospiti tu sei quello che ragiona e io quello che vive mettiamoci insieme e veniamoci incontro. Tu analizzi le cose e mi dici cosa vedi da lassù. Io penso a vivere il tutto.
Ecco il patto del netturdì. E sento tutto ‘dannatamente differente’ già ora perché ho smesso di lasciar parlare solo l’amico cuore sulle questioni. Faccio intervenire la mente e lascio che si mettano d’accordo. Intanto mi prendo il tempo e penso, penso, penso.
Penso che mi andrebbe di correre, di urlare, ballare, saltare, tirare tutto fuori e vivere ogni istante. Perché ogni istante non vissuto lo releghiamo alla storia ma senza la nostra firma. Momenti esistiti solamente ma non vissuti. A me non basta.Non basta esistere.A letto decrepito su un letto all’età di novant’anni vorrò poter dire: “Ok. La detenzione è finita. Riportatemi a casa” e quindi volatilizzarmi in un teletrasporto che mi riporta a casa, sul mio pianeta. No dai. Scherzi apparte. Preferirei poter dire “Ho vissuto. Non sono solo esistito”.Anche io guardo le persone per strada. Quando le incontro cerco sempre gli occhi. Chiunque fosse. Spessissimo provo il contatto con un sorriso. E’ una cosa contagiosa. Prova?!? Fai un sorriso a chi non conosci. Otto su dieci rispondono. Il sorriso è una delle chiavi nella vita. Capita spesso quando viaggio di pensare a chi incrocio su dove vada, cosa faccia, chi sia, cosa pensa. Oppure la classica comparsa in un film. Quello insignificante. Quello che passa tra l’inquadratura e poi sparisce. Chissà.. dove sarà ora? Sarà vivo? Vive?Il netturdì sono troppo riflessivo. Colgo i particolari. Come se le immagini si fermassero e le puoi analizzare in ogni dettaglio. Ecco quindi che l’immagine si ferma. Come un sasso nell’acqua smuove tutto su fondo e devi pensare e riflettere. Percepisci ogni goccia d’acqua, la pesi, la annusi, la bevi.Ho vissuto molto con il cuore. Forse solo con quello. E spesso se cerchi qualcosa e vivi solo con il cuore immancabilmente l’oggetto del tuo desiderio vive solo con la testa. E anal-izzi. Quindi se vivi solo con il cuore non ottieni nulla.. Se invece ascolti i consigli dell’amico mente e fai anche quello che dice il cuore vivi davvero e magari trovi ciò che il tuo insieme cerca.Sento molte cose differenti. Il modo di vivere la cosa, l’equilibrio, la spensieratezza, la mancanza d’ansia, il calibrato interesse, voglia di fare, di emozionarmi, di reinventarmi e lasciarmi andare alla passione. Ma usando la testa.Dopotutto se esiste l’affinità elettiva un rapporto può solo che migliorare. Ma va vissuto oltre la superficie. Oltre le parole, oltre il netturdì.
DG
(ph by anonimo>>>>>>>soundtrack by Ulrich Schnauss – Far away trains passing)
Esistono sogni che sono più reali della realtà stessadove coscientemente evitiamo di vivere ciò che la mente,priva di freni e libera da falsi timori, ci impone nella sua trasparenza e semplicità.
Esistono sogni che sono il riflesso di ciò che vorremmo realmente, di ciò che vorremmo vivere. Vivere.
Ogni attimo senza dover per forza comprendere e capire. Perché è vivendo che le spiegazioni si aprono come un cielo nuvoloso lascia spazio ai raggi del sole.
Esistono sogni che sono le parole che l’anima esprime.
Scandagliata nel profondo dai desideri che spingono alla perfezione questa connessione.
Esistono cuori che non si separano nonostante ogni forza esterna combatta per la loro distruzione.
Esistono lotte che iniziamo noi stessi, contro l’evidenza, contro il destino, contro la semplicità. Cerchiamo sempre di complicare le cose incoscienti e inermi.
Arrendendoci alla staticità e rifiutando la crescita, l’evoluzione, l’emozione, il cambiamento..e si smette di vivere.
Un uomo che non sogna è un uomo che ha perso il bambino dentro di sè.
Un uomo che non da vita ai sogni è un uomo che è rimasto bambino. Che non ha la forza di trasformare in realtà quello che realmente vuole.
Vivi i tuoi sogni..perché…
..esistono sogni che devono essere vissuti per diventare realtà!!!
Prepari le tue cose e abbandoni ciò che conosci
vivi la vita affrontando strade nuove.
Esperienze di carta velina
frutto di cemento armato che staglia sopra la testa.
Calchi mentre scrivi e i segni che lasci rimangono solchi nel cuore.
Chi dice che viaggiare nel tempo non è possibile sbaglia. Ho fatto un viaggio di sette anni indietro. O forse è stato un viaggio nel futuro. Futuro da cui sono scappato portandomi dietro le mie eredità. E sono al punto di partenza con un esperienza provata al di fuori di ogni logica e comprensione. Guardo lui e mi rendo conto che il viaggio è stato reale. Come portar via qualcosa dal tunnel del tempo e trasferirlo qui. In questa realtà. Certo: sono sette anni più vecchio. Troppo vecchio per dirmi giovane e troppo giovane per dirmi vecchio. Sento di aver viaggiato. Perché dentro mi sento diverso. Ho lasciato impronte sulla mia strada che altri riconosceranno. Un percorso morbido con piccoli vetri sparsi.. dove non ti puoi distrarre. Ho conosciuto persone di altri mondi. Alieni del cuore. Ho provato a portare qualcosa indietro con me. Ma sembra che nel tunnel del tempo si sia fermata a metà. La paura della ripartenza. Del vivere le cose pienamente senza timori. E’ il viaggiare su e giù per la vita che molti temono. E questa paura porta inevitabilmente a cercare una stabilità costasse anche il doversi accontentare appena partiti. Come quando arrivi in una città che non conosci e ti sistemi nel primo albergo che trovi vicino alla stazione. Comodo, economico..trascurando il centro storico con le sue arti, i suoi colori, i profumi e il rumore di fondo del chiaccherio continuo dei turisti. Io mi sento un centro storico. Vicoli stretti, affascinanti. Talvolta bui. Vie larghe mattonate piene di luce e tinte pastello. Con il profumo del pesce fresco appena fritto e l’incontro di un sorriso. Ecco: io sono un centro storico. Io viaggio ma c’è chi viaggia in me.
Anni luce distante dal giorno in cui partii. Mi guardo allo specchio e quello che vedo è un eclettico viaggiatore con pochissime rughe, gli occhi un pò lucidi, il fisico irrobustito e qualche disegno del viaggio.
Chi dice che non si viaggia nel tempo sbaglia. Ma la vita alla fine non è un viaggio con una partenza e un arrivo? E all’interno di questo viaggio ci sono escursioni a volte organizzate, a volte improvvisate, senza preavvisi. Se la vita non è ciò che ci accade ma ciò che facciamo accadere io sto vivendo. Vivo ogni cosa come se fosse l’ultima. Ogni giorno come se fosse il primo e l’ultimo. Sempre con quella netta sensazione di scoprire cose nuove benché già conosciute.
Il mio viaggio nel tempo è stato lungo, silenzioso. Ha lasciato segni. Ma ora sono tornato pieno di ricordi e di doni per tutti. Un viaggio indimenticabile…
“Tu l’abisso tra ciò che mi sento e ciò che stavo diventando. Prima di come sono adesso non ti avrei mai visto. Tu sei l’incontro fra me e noi. Forse in qualche modo ti aspetto. In qualche mondo ti ho aspettato. Ti aspetterò”
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